Il Día de los Muertos è una delle celebrazioni più affascinanti e fraintese del panorama culturale mondiale. Spesso vista dall’esterno come una semplice “festa dei teschi”, in realtà è un complesso intreccio di memoria, identità e ritualità che unisce eredità indigene e tradizione cattolica.
Per comprenderla davvero bisogna andare oltre le immagini iconiche delle maschere, zuccherini e fiori arancioni, e scoprire il senso profondo che i messicani attribuiscono al ritorno simbolico dei defunti tra i vivi.
In questo articolo esploriamo 7 curiosità che aiutano a leggere la festa dall’interno, nei suoi simboli, nei suoi gesti e nella sua filosofia, per capire perché, in Messico, la morte può essere celebrata con musica, colori e gratitudine anziché con paura e silenzio.
7 Curiosità sul Día de los Muertosper capire questa festa
1. Cos’è Día de los Muertos e quando si festeggia
Il Día de los Muertos è una celebrazione della cultura messicana che unisce la tradizione cattolica con antiche credenze indigene, secondo cui i morti tornano una volta l’anno a visitare la loro famiglia. Si svolge ufficialmente l’1 e il 2 novembre, rispettivamente in coincidenza con Ognissanti e la Commemorazione dei defunti.
Tuttavia in molte comunità i preparativi iniziano già a fine ottobre con la costruzione delle ofrendas, altari domestici o pubblici decorati con fotografie, fiori d’arancio (cempasúchil), candele. In questi altari si ripongono anche zuccherini come le calaveras de azúcar e piatti preferiti in vita dai defunti. La festa è vissuta anche negli spazi pubblici: si visitano i cimiteri di notte illuminando le tombe con centinaia di candele, si porta musica dal vivo, si cena accanto alle lapidi e si conversa “con i morti” in un rito di vicinanza simbolica.
2. Si tratta di una festa felice o triste?
Pur avendo al centro la morte, non è una celebrazione cupa o luttuosa. È un’occasione intensamente emotiva ma fondamentalmente gioiosa, perché fonda la sua forza sull’idea che i defunti ritornino simbolicamente tra i vivi per una notte e che vadano accolti con ciò che amavano: cibo, musica, luce, profumi e parole.
Il dolore dell’assenza è presente, ma viene trasformato in gesti di memoria attiva: pulire e decorare le tombe, preparare piatti speciali, cantare, raccontare aneddoti. Tutto questo riporta i morti dentro la vita quotidiana e la morte non è percepita come una cesura definitiva, ma come una continuità di relazione. Il rito diventa una festa di colori, convivialità e vicinanza familiare e comunitaria, dove il ricordo non ferisce: consola, unisce e fa sorridere.
2. Come si è originata questa festa: l’unione tra cultura messicana e cristianesimo
Il Día de los Muertos è una tradizione nata in Messico, dove affonda le sue radici nelle pratiche rituali delle civiltà preispaniche, in particolare aztechi, maya e altri popoli mesoamericani, che credevano che le anime dei defunti tornassero periodicamente tra i vivi e preparavano offerte di cibo, fiori e oggetti per accoglierle.
Con l’arrivo dei conquistadores e l’introduzione del cattolicesimo, queste credenze si fusero con le feste di Ognissanti e della Commemorazione dei defunti del calendario cristiano, dando origine a una forma ibrida tipicamente messicana.
Sebbene l’identità della festa sia fortemente legata al Messico, oggi il Día de los Muertos viene celebrato in forme più o meno fedeli anche in altri paesi dell’America Latina e in città del mondo con forte presenza messicana.
In Europa in generale non esiste come tradizione autoctona, ma può essere festeggiato in contesti culturali, comunitari o scolastici per influenza globale, non come festa tradizionale locale.
4. Cosa sono i sette livelli del Día de los Muertos
Nel Día de los Muertos, alcuni altarini tradizionali sono costruiti a sette livelli: questi piani, a volte chiamati anche sette passi, rappresentano simbolicamente il percorso che l’anima compie per tornare dal mondo dei morti a quello dei vivi.
Ogni livello ha un significato: può alludere ai sette strati della terra e del cielo secondo le cosmologie preispaniche, o alle sette tappe spirituali che l’anima attraversa prima di poter godere del riposo eterno.
In molte interpretazioni i sette livelli costituiscono una scala di elevazione: dagli elementi materiali (cibo, acqua, pane dei morti) che sostengono l’anima nel viaggio, fino agli elementi di purificazione (candele, sale, incenso) che la guidano verso la luce.
Pur variando per regione e famiglia, il senso generale dei sette passaggi è lo stesso: rendere visibile, attraverso una struttura fisica, il cammino di ritorno e di congiunzione tra mondo dei vivi e mondo dei morti, trasformando l’altare in un ponte rituale tra le due dimensioni.
5. Come ci si veste durante questa festa e che cibi si mangiano
Durante il Día de los Muertos molte persone si vestono con abiti colorati e si dipingono il viso come calaveras (teschi), spesso ispirandosi alla figura elegante della Catrina con cappelli, merletti e fiori; altri scelgono abiti tradizionali regionali o indossano semplicemente colori vivaci per richiamare il carattere festoso della ricorrenza.
Tra i cibi più tipici compaiono il pan de muerto (pane dolce con anice e zucchero), le calaveritas de azúcar (teschi di zucchero), il mole e altre pietanze amate dai defunti, offerte negli altarini per nutrire simbolicamente le loro anime.
6. Chi è Catrina, l’emblema del Día de los Muertos
La Catrina è una figura simbolica del Día de los Muertos rappresentata come uno scheletro femminile elegante, con cappello ampio, piume e abiti raffinati. Nacque all’inizio del Novecento come satira sociale attraverso un’incisione dell’artista messicano José Guadalupe Posada, che voleva criticare i messicani che, per emulare l’élite europea, rinnegavano le proprie radici indigene. Il messaggio era che, ricchi o poveri, colonizzati o colonizzatori, davanti alla morte siamo tutti uguali. Con il tempo la Catrina è diventata icona ufficiale della morte “senza paura” nella cultura messicana: non un memento macabro, ma un’immagine ironica e colorata che invita a guardare la morte con spirito, coscienza e leggerezza.
(Per approfondire la figura di José Guadalupe Posada leggi la sua bio su Wikipedia).
7. Gli animali domestici tornano nel Giorno dei Morti?
Secondo la credenza diffusa in molte famiglie, durante il Giorno dei Morti non rientrano in visita soltanto i defunti umani: anche gli animali domestici scomparsi possono tornare simbolicamente per una notte. Per questo motivo su alcune ofrendas vengono disposte ciotole d’acqua, croccantini, cucce in miniatura, collari, giochi o fotografie, così che i compagni a quattro zampe trovino la strada e si sentano nuovamente parte della casa. In alcune regioni si crede anche che i cani (in particolare lo xoloitzcuintle, razza antica di origine mesoamericana) abbiano un ruolo speciale come guide delle anime verso il mondo dei vivi.
L’inclusione degli animali negli altari non è un dettaglio folkloristico: riflette l’idea che nel legame affettivo non esista gerarchia tra specie, e che chi ha condiviso la vita familiare meriti di essere ricordato e riaccolto con la stessa cura riservata ai cari umani.
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