Storie, Leggende e Paranormale

Giorno dei Morti: cosa significa e come è nata questa festa

In Italia, il Giorno dei Morti, che si celebra il 2 novembre, è una ricorrenza dedicata alla memoria dei defunti. In questa giornata, le famiglie si recano nei cimiteri per portare fiori e accendere candele sulle tombe dei propri cari, creando un’atmosfera di raccoglimento e rispetto.
Tradizionalmente, si preparano dolci tipici come le “ossa dei morti”, biscotti a forma di teschio o di ossa, e altre specialità locali, accompagnate da frutta secca e cioccolato.

Ma quale è il significato più profondo di questa ricorrenza? Sappiate che non si tratta di una semplice commemorazione: essa rappresenta un momento di connessione tra vivi e morti, un richiamo alla memoria collettiva e alla riflessione sul ciclo della vita.

Le sue radici affondano nel folklore europeo e possono essere ricondotte alla cosiddetta Processione dei morti (o “Procession of the Dead”).

Cos’è la Processione dei Morti

La Processione dei Morti è un tema ricorrente del folklore europeo che racconta di cortei di spiriti, anime defunte o fantasmi, spesso guidati da entità dell’oltretomba. In molte versioni della leggenda, il corteo è composto da anime in pena o da morti che percorrono sentieri specifici e può rappresentare un presagio di morte, una manifestazione divina o una punizione.

Pur essendo molto diffusa, la Processione dei Morti non ha una data fissa, poiché si tratta di una tradizione popolare che varia da regione a regione. Tuttavia, in gran parte dell’Europa e in molte zone d’Italia, la processione è associata ad un periodo ben preciso: la notte tra l’1 e il 2 novembre. In questa notte, secondo la leggenda, le anime ritornano in corteo per visitare i vivi o le loro abitazioni.

In alcune regioni italiane, come Sardegna, Sicilia, Piemonte, Veneto e Friuli, si narra che le anime camminino in cortei silenziosi tra cimiteri e paesi, e che non si debbano disturbare né osservare, per non infrangere l’ordine del misterioso corteo.

Le origini della Processione dei morti

Le origini della Processione dei Morti sono antichissime e affondano nei riti e nelle credenze greche e romane. Nel mondo greco, ad esempio, si pensava che le anime dei defunti tornassero periodicamente tra i vivi: durante le Anthesterie, feste in onore di Dioniso alla fine di febbraio, le anime uscivano dal mondo sotterraneo e vagavano tra gli uomini. Le famiglie sigillavano le porte con pece e offrivano loro del cibo. Anche nei riti dionisiaci e orfici, i morti erano immaginati in cortei guidati da divinità, come Hermes Psychopompos, il conduttore delle anime. Da queste rappresentazioni rituali deriverebbe l’idea della marcia delle anime.

I Romani ereditarono e adattarono tali concetti: durante i Parentalia a febbraio le anime degli antenati ricevevano offerte di vino, pane e fiori, mentre al termine della festa, nel rito del Feralia, venivano rimandate nel regno dei morti. Analogamente, durante i Lemuria a maggio, feste dedicate a placare gli spiriti inquieti, il capofamiglia percorreva la casa lanciando fave nere e pronunciando formule per allontanare i fantasmi, creando una sorta di processione domestica degli spiriti.
Questi rituali antichi costituiscono la base da cui si sviluppò, nei secoli successivi, la leggenda della Processione dei Morti in Europa.

Il Medioevo e la Caccia Selvaggia: nasce la vera e propria Festa dei Morti

La vera e propria festa dei morti nasce con il Medioevo e il Cristianesimo, quando i riti antichi vennero reinterpretati alla luce della nuova religione. In questo contesto, la Processione dei Morti divenne il ritorno temporaneo sulla Terra delle anime dei defunti. Un ruolo fondamentale fu svolto dall’abate benedettino Odilone di Cluny (961-1049), che istituì ufficialmente la celebrazione dei defunti all’interno della liturgia cristiana.

Gli studiosi descrivono la processione dei morti medievale come una rielaborazione cristiana di antiche leggende pagane, in particolare la cosiddetta “Caccia Selvaggia”. Si tratta di un mito folclorico diffuso in Europa, che descrive cortei notturni di creature spettrali o esseri soprannaturali che attraversano i cieli o la terra, spesso guidati da figure misteriose come dèi, eroi o spiriti vendicativi. Secondo lo storico Carlo Ginzburg, la Caccia Selvaggia incarna un’immagine di presenze soprannaturali che collegano la vita e la morte, il sacro e il misterioso, trasformando antiche credenze pagane in narrazioni popolari e, nel Medioevo, in strumenti di riflessione morale e religiosa (approfondimento sulla Caccia Selvaggia su Wikipedia).

La Processione dei morti nelle culture non occidentali

La Processione dei Morti non è un fenomeno esclusivamente europeo: l’idea di un ritorno temporaneo delle anime o di cortei di spiriti tra i vivi è presente in molte culture non occidentali, seppur con forme e nomi differenti.

In Cina, durante la Festa dei Fantasmi, celebrata il 15º giorno del 7º mese lunare, si crede che le porte dell’inferno si aprano e le anime dei defunti vaghino sulla terra per un mese. Le famiglie preparano offerte di cibo, incenso, lanterne e barche di carta, che vengono bruciate o lasciate fluttuare sui fiumi come dono ai morti. In alcune zone si raccontano processioni di spiriti che attraversano i villaggi, analoghe alle marce fantasmatiche europee.

In Giappone, la festa di Obon, celebrata a metà agosto, prevede che gli spiriti degli antenati ritornino a visitare le famiglie. Le lanterne accese, chiamate mukaebi per accogliere le anime e okuribi per salutarle, guidano i defunti durante il loro cammino, mentre le danze Bon Odori rappresentano una forma simbolica di processione collettiva in onore dei defunti, in cui gli spiriti si muovono o danzano tra i vivi per pochi giorni all’anno.

In Messico è molto famoso il Día de los Muertos: si celebra il 1° e 2 novembre, in corrispondenza del calendario cattolico, ma con radici precolombiane azteche e maya. Ve ne parlo nel prossimo articolo.

Leggi anche la nostra esplorazione su “Il Mastio Federiciano: fantasmi residuali o spiriti anonimi?

Privacy Policy