Nel cuore dei Colli Euganei, il Castello di Monselice si erge come un custode silenzioso di secoli di storia, leggende e oscuri segreti. Passeggiando tra le sue antiche mura, si percepisce un’aria sospesa nel tempo: tra amori tragici, presenze inquietanti e antichi rituali di stregoneria, sembra quasi che il passato non voglia lasciar andare i suoi abitanti… o i loro fantasmi.
In questo articolo vi accompagnerò tra le storie più enigmatiche legate al Castello, dal dramma di Avalda ed Ezzelino III da Romano alla tragica vicenda di Giuditta e Jacopino da Carrara.
Il Castello Cini di Monselice: una fortezza millenaria
Costruito in epoca altomedievale come baluardo difensivo, il Castello di Monselice – oggi noto come Castello Cini – è stato trasformato nel corso dei secoli in una raffinata residenza nobiliare. Nel Novecento entrò a far parte del patrimonio di Vittorio Cini, che lo consacrò con il suo nome.
All’interno custodisce una delle collezioni più ricche d’Italia di armi, armature e arredi medievali e rinascimentali, permettendo ai visitatori di immergersi completamente nell’atmosfera di quei tempi fiabeschi. Le visite guidate, della durata di circa un’ora, conducono attraverso le sale elegantemente arredate, la grande armeria, le cucine medievali e il cortile interno, dove le storie di dame, cavalieri e leggende misteriose prendono vita.
Non sorprende che il castello abbia attirato anche il cinema e la televisione: è stato set per la serie internazionale A Discovery of Witches, dedicata a streghe e creature magiche. Un luogo così intriso di mistero non poteva che diventare teatro di storie soprannaturali!
Leggende di streghe e amori tragici al Castello di Monselice
Avalda ed Ezzelino: la strega e il figlio del diavolo
Una delle storie più oscure legate al Castello riguarda Avalda (in alcune leggende chiamata anche “Ivalda”), una nobildonna accusata di stregoneria, e il temuto Ezzelino III da Romano.
Quest’ultimo è una figura storica realmente esistita e fu signore del Nord Italia nel XIII secolo: la sua ferocia e crudeltà lo resero leggendario, tanto da essere soprannominato “il figlio del diavolo”. Altri lo ritenevano il diavolo stesso in persona.

Cresciuto in un’epoca di scontri tra Guelfi (filo-papali) e Ghibellini (filo-imperiali), si schierò con questi ultimi, diventando alleato di Federico II di Svevia, imperatore del Sacro Romano Impero.
Grazie alla sua abilità militare e alla spietatezza politica, conquistò un dominio che si estendeva su gran parte del Veneto: Padova, Verona, Vicenza, Feltre, Belluno, fino a Treviso.
Le cronache medievali lo descrivono come crudele e spietato e secondo gli storici guelfi, il suo nome divenne sinonimo di tirannia. Dante Alighieri, nella Divina Commedia (Inferno, XII canto), lo colloca tra i tiranni immersi nel fiume di sangue bollente.
Dopo la morte di Federico II di Svevia(1250), Ezzelino perse l’appoggio imperiale e si trovò isolato.
Nel 1259, sconfitto a Cassano d’Adda dalle truppe guelfe, venne ferito e catturato. Morì poco dopo in prigionia, rifiutando i sacramenti.
Alcuni studiosi moderni però ritengono che parte della sua fama derivi da una vera e propria “propaganda nera” organizzata dai suoi nemici, in particolare dalla Chiesa, e che i filo-papali non fossero meno spietati di lui.

Veniamo ora ad Avalda: questo personaggio sembra appartenere più al mito che alla storia perchè non ci sono notizie storiche certe su di lei. Alcune leggende la descrivono come una nobildonna che praticava la stregonerie, amante di Ezzelino III da Romano. Era dotata di grande bellezza ma anche di una natura spietata.
Usando la protezione di Ezzelino, organizzava feste e banchetti nel castello, attorno ai quali adescava giovani amanti. Dopo averli coinvolti nei suoi intrighi, venivano eliminati con veleni o gettati in segrete e trabocchetti, forse con l’obiettivo di usare il loro sangue per conquistare una presunta immortalità. Si dice praticasse arti magiche, stregoneria e negromanzia. Scoperti i suoi tradimenti, Ezzelino la fece giustiziare.
Da allora, si racconta che il fantasma di Avalda vaghi tra le sale del castello, pallida, vestita di bianco e con le vesti sporche di sangue, tormentata da un’eternità di rimorsi. E c’è chi dice di aver udito il clangore di armature e sussurri misteriosi nelle notti più buie: è il fantasma di Ezzelino o sono le catene che tenevano imprigionata Avalda?
Jacopino da Carrara e Giuditta: un amore imprigionato


Un’altra vicenda tragica che ha animato il Castello di Monselice è quella di Jacopino da Carrara, signore padovano, e della giovane Giuditta. La loro storia è ambientata un secolo dopo quella di Avalda ed Ezzelino: siamo infatti nel quattordicesimo secolo.
Nel 1355 Francesco il Vecchio fece rinchiudere lo zio Jacopino da Carrara nel Castello di Monselice. Giuditta, la sua amante segreta, riuscì per poco a vederlo, corrompendo alcune guardie, ma fu scoperta e segregata in un’altra ala del maniero. I due non si incontrarono più e morirono di fame e sete. In particolare Jacopino visse segregato nel castello per quasi 17 anni prima di spirare per sempre.
Da allora si dice che il suo fantasma appaia pallido e curvo tra le stanze del castello, mentre Giuditta percorre la via verso il Santuario delle Sette Chiesette chiedendo ai passanti notizie del suo amato.
Visitare il Castello di Monselice
Il castello si trova nel centro storico di Monselice, facilmente raggiungibile in auto da Padova o Venezia (uscita Monselice, A13). Parcheggi consigliati: Cava della Rocca e Campo della Fiera.
A due passi dal castello inizia il celebre Percorso delle Sette Chiesette, un cammino monumentale fino all’eremo di Santa Giustina sul Colle della Rocca. Costruito nel Seicento per volontà della famiglia Duodo e progettato da Vincenzo Scamozzi, riproduce in miniatura le sette basiliche di Roma. Ancora oggi, pellegrini e visitatori possono percorrere questo itinerario, ottenendo un’Indulgenza plenaria come se fossero a Roma.
Il Castello di Monselice non è solo storia: è un luogo dove il confine tra realtà e mito sembra dissolversi. Avalda, Ezzelino, Jacopino e Giuditta sono fantasmi reali o creazioni della nostra immaginazione? Non lo sappiamo ma una cosa è certa: queste mura custodiscono storie che restano impresse nella memoria, pronte ad insinuarsi nella mente di chi osa esplorarle.
Se deciderete di visitare il Castello di Monselice, ricordate: il vero mistero non è solo fuori, tra le ombre delle sale, ma dentro di voi, dove il passato e il paranormale si intrecciano. Ascoltate bene e forse sentirete anche voi rumori metallici, sussurri, fruscii e vedrete ombre misteriose e senza tempo aleggiare in questi luoghi.
Leggi anche l’articolo su “Il Mastio Federiciano di Monselice: fantasmi residuali o spiriti anonimi?”
Ulteriori informazioni sul sito del Complesso Monumentale della Rocca
Guarda anche i nostri brevi video su YouTube



